dell'automatismo e del gioco degli scacchi...
... si annotava nell'
altra pagina:
Rosalind Krauss spiega perché la fotografia non è considerata un linguaggio: mancherebbe -sempre secondo i detrattori- delle "forme necessarie di trasposizione e di simbolizzazione» essendo quello di una foto un «processo di produzione puramente
meccanico».
Il cortocircuito interessante che rileva però la Krauss più avanti, è quello che evidenzia come non si voglia riconoscere che storicamente «solo certe opere d'arte
fanno di un medium un veicolo per l'arte».
Da
Teoria e storia della fotografia, Bruno Mondadori Editore, 1996, 2000.
ed. orig.
Le Photographique, Paris 1990.
Vilém FlusserE qui... diventa quasi inevitabile ricordare le parole di Flusser, che impietosamente distingue:
«Il dilettante è incapace di decifrare foto: egli considera le foto, un mondo riprodotto automaticamente.»
«Il dilettante si distingue dal fotografo per la gioia di fronte alla complessità strutturale del suo giocattolo. A differenza del fotografo e del giocatore di scacchi, egli non è alla ricerca di "nuove mosse", di informazioni, dell'improbabile, ma vuole semplificare sempre più la propria funzione grazie ad un'automazione sempre più perfetta.»
[repetita juvant]
«Il dilettante è perciò incapace di decifrare foto: egli considera le foto, un mondo riprodotto automaticamente.»
«Ciò conduce alla conclusione paradossale che più persone fanno foto, più sarà difficile decifrarle. Tutti pensano che sia inutile dover decifrare le foto, poiché tutti credono di sapere come vengano fatte e che cosa significhino.»
Da
Per una filosofia della fotografia, Bruno Mondadori Editore, 2006.
ed. orig.
Für eine Philosophie der Fotographie, Berlin 1983.
Franco VaccariAnni '90. Italia...
«[...] è una legge generale che le cose, quando stanno per scomparire, acquistino una particolare visibilità.
Con questo non voglio dire che non si faranno più fotografie, anzi, ma solo che il fotografare diventerà sempre più un gesto privato e regressivo; un po' come quello del principe Carlo d'Inghilterra che, quando viene in Italia, non si trattiene dal dipingere ad acquarello qualche paesaggio.»
«... il modo di vedere contemporaneo è ormai altrove [che nelle foto virate all'oro o al platino] e sta sempre più implodendo nei circuiti miniaturizzati degli apparati elettronici.»
eppure, continua Franco Vaccari,
«... il suo senso
latente in quanto medium seguita ad affiorare, rivelando un'incredibile stratificazione»
«La fotografia è il punto paradigmatico dove convergono e si impastano le nostre opinioni sulla realtà e sui rapporti che con essa intratteniamo.»
Da un intervento del 1992, pubblicato nel 1994 in
Fotografia e inconscio tecnologico, Agorà Editrice, Torino.
Ora ripubblicato in
È contemporanea la fotografia?, Quaderni del
Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo, Q#2, a cura di Roberta Valtorta, 2004.
Mostra in corso:
Franco Vaccari,
Col Tempo... Esposizioni in tempo reale. Fino al 13 Maggio 2007.
Spazio Oberdan, Milano.