Sto imparando a vedere.
R.M. Rilke, I quaderni di Malte Laurids Brigge, 1910.
II

«Wim Wenders diceva che la fotografia è come "un ultimo sguardo sul mondo".
Penso che questo sentimento della sparizione così grande ed etico vada accompagnato anche da un altro sentimento, quello della apparizione; perché fotografare è soprattutto rinnovare lo stupore, come si osservasse il mondo in uno stato adolescenziale, rovesciare il motto dell'Ecclesiaste, perché non c'è niente di antico sotto il sole [...], manifestare la meraviglia del gesto che si compie, non ritenere nulla insignificante, e scoprire in un paesaggio, un punto dello spazio, un attimo della vita o un leggero mutamento della luce, la possibilità di una nuova percezione».
Luigi Ghirri, da Niente di antico sotto il sole, in Gran Bazaar, n. 62, 1998.
III
Ennery Taramelli, Mondi infiniti di Luigi Ghirri, 2005.
Può sembrare un paradosso ma la cosiddetta civiltà dell'immagine ha seriamente compromesso la facoltà di percepire e vedere il mondo.
Agli inizi degli anni Settanta, il fisico e filosofo austriaco Heinz von Foerster giungeva a questa sconcertante riflessione:
«i miei colleghi ed io stiamo attualmente svolgendo ricerche sui misteri della cognizione e della percezione. Quando ogni tanto rivolgiamo lo sguardo fuori dalle finestre del laboratorio per gettarlo sulle vicende di questo mondo, ciò che scorgiamo accresce sempre più il nostro turbamento. Sembra che il mondo sia in preda a un contagio che si diffonde rapidissimamente, e che ormai ha raggiunto dimensioni quasi globali. Nell'individuo, i sintomi di questa malattia si manifestano attraverso una corruzione della sua facoltà di percezione».
Il turbamento denunciato da von Foerster corrisponde al disagio che, a questa stessa data, Ghirri avverte nei confronti dei mutamenti della percezione della visione nella viviltà mediatica:
«si rischia oggi di giungere a un punto di scomparsa, ad un'insensatezza dello sguardo per eccesso di visibilità. Il mondo da abitabile e conoscibile è divenuto di colpo sconosciuto. Una mutazione ha cambiato il suo volto, come in un film di fantascienza. C'è un'anestesia dello sguardo dovuta ad un eccesso di descrizione [...]
La fotografia deve rompere il muro percettivo che ci accompagna».
Le due citazioni delle parole di Ghirri sono tratte dalla Prefazione a Kodachrome, 1978.
IV
Elémire Zolla, Il conoscitore di segreti, di Grazia Marchianò, 2006.
I segreti di cui Elémire Zolla scrisse e parlò sono sotto la vista di tutti, nitidi e squadernati come un libro aperto. Senonché gli occhi della maggioranza di noi divagano, sono disattenti, guardano senza vedere, ricorrono volentieri a lenti altrui da indossare e gettar via per inforcarne subito altre. In certi casi le stesse lenti ci restano appiccicate l'intera vita, e con la nebbia o il buio conviviamo senza problemi.
Allenarci con le nostre sole forze a scrutare il visibile fino al punto di rasentare qualche volta l'invisibile [...]...
© foto di lahamahni
